Il nido su Wilfing Architettura: nuovi blog di architettura e malattie da new media

2 giugno 2009

Vi segnalo l’interessante post di Salvatore D’agostino dal titolo Homophilia e nuovi blog, nel quale anche questo neonato posticino viene citato, essendomi stata posta la domanda delle domande in fatto di blog: perché?
Vi invito a leggerlo non tanto per la risposta che vi ho dato, quanto per la varietà di blog presentati e l’altrettanto varia gamma di motivazioni addotte al suddetto quesito.
Tra l’altro, oltre all’ottima citazione mcluhaniana, vi si pone un’ulteriore domanda alla quale i molti commenti portano risposta ed una serie di ulteriori questioni di interesse.

Buona lettura.

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Una Risposta to “Il nido su Wilfing Architettura: nuovi blog di architettura e malattie da new media”


  1. Rossella,
    grazie per questa nota, riporto la mia risposta al tuo commento:
    l’immagine immergersi nei libri è interessante, poiché essendo preWeb ci può aiutare a capire lo studio che facciamo nella rete, dove le metafore sembrano eliminare il concetto di profondità (immersione) infatti navighiamo, surfiamo e ci ritroviamo affetti da wilfing.
    Su questo tema ti riporto un botta e risposta di Baricco e Magris:

    Magris — Tu indaghi splendidamente lo stretto rapporto che c’era tra profondità, rifuggita dai barbari, e fatica, sublimata e cupa moralità del lavoro e del dovere, che spesso conduce a sacrificio e a violenza. Ma la profondità non è necessariamente legata alla falsa etica del sacrificio. Immergersi e reimmergersi in un testo — in un amore, in un’amicizia, anziché toccarli di sfuggita come oggi i barbari — non vuol dire sfiancarsi a scavare come un forzato nella miniera, ma è come scendere ripetutamente in mare, scoprendo ogni volta nuove luci e colori, che arricchiscono quelle precedenti, o come fare all’amore tante volte con una persona amata, ogni volta più intensamente grazie alla libertà dell’accresciuta confidenza.

    Baricco — La profondità, quello è un bel tema. Sai, scrivendo I barbari, ho dedicato molto tempo a capire e a descrivere la formidabile reinvenzione della superficialità che questa mutazione sta realizzando. E trovo fantastico ciò che siamo riusciti a fare, riscattando una categoria che ufficialmente era l’identificazione stessa del male, e restituendola alla gente come uno dei luoghi riservati al Senso. Ma mi rendo anche conto che questo non significa affatto demonizzare, automaticamente, la profondità. Tu giustamente parli di amicizia, di amore, e se tu guardi i giovani di oggi, quasi tutti tipici barbari, tu troverai lo stesso desiderio di profondità che potevamo avere noi. O se pensi alla loro domanda religiosa, ci trovi un’ansia di verticalità che non riesci bene a coniugare con la loro cultura del surfing. Alla fine sai cosa penso? Che la mutazione abbia smontato la dicotomia di superficiale e profondo: non sono più due categorie antitetiche: sono le due mosse di un unico movimento. Sono i due nomi di una stessa cosa. Non so, non so spiegarlo meglio, è una cosa che intuisco ma devo ancora pensare: ma credimi, il punto è quello. Ti dirò di più: la superficialità, nelle opere d’arte barbare, non è già più distinguibile come tale, non più di quanto tu possa distinguere cosa è ornamento in un quadro di Klimt, o pura aritmetica in una suite di Bach.
    Link: http://www.corriere.it/cultura/08_ottobre_07/magris_baricco_civilta_barbari_20ff4502-9434-11dd-a0d8-00144f02aabc.shtml

    Capire lo stadio della dicotomia superficialità (navigare)/profondità (immersione) è importate lo stesso Baricco intuisce che è fondamentale ma ancora ci deve pensare. Non lo sa.
    Non sapere ciò che ci sta accadendo non è un segno di debolezza ma il paradigma principale del nostro tempo.
    Siamo degli osservatori in corsa di un fenomeno che spesso ci travolge inventando nuovi codici e soprattutto una nuova grammatica. Registriamo per dovere di cronaca i fatti, ma la speculazione filosofia è ancora incerta.
    Raccontando la tua esperienza di internauta, introduci un argomento importate e spesso banalizzato dai media con la locuzione ‘fuga dalla realtà’ la rete ci dà la possibilità di comunicare con delle persone che difficilmente troviamo nel nostro intorno reale.
    Questo concetto ‘fuga’ è banale, poiché anche la (vecchia) lettura di un libro ci proietta e ci fa conversare con ‘altro’ con cui condividiamo (o no) i pensieri.
    La cultura blog, ci sta dimostrando – per fortuna -che questi incontri non sono soventi idilliaci c’è sempre qualcuno che dissente attraverso i commenti. Questa possibilità d’interazione mette a rischio la nostra tendenza homophiliaca. Ci costringe a uscire fuori dal guscio delle idee ‘definitive’, spesso un po’ fasciste.
    Non è ‘fuga dalla realtà’ ma ‘realtà ampliata’.
    La tua chiosa finale ci regala lo spirito del tempo e la tua giovinezza: «Il massimo dell’eccitamento intellettuale per me.»
    Molti ‘pensatori’ hanno perso la bellezza che attraverso il dialogo ci porta ‘all’eccitazione intellettuale’ per l’attività ‘onanistica’ che possiamo definire homophiliaca.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino


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