Futuri critici VS Critici futuri

14 gennaio 2011


Ieri mi è capitata la piacevole esperienza di assistere a una conferenza a Londra in diretta in streaming.
Si trattava del dibattito Critical Futures, organizzato da Domus e trasmesso su Domusweb, sito/blog che stupisce per la sua freschezza oltre che per la qualità dei suoi contenuti, essendo il corrispettivo online della seconda rivista italiana di architettura per antonomasia, che quest’anno compie ben 83 anni di esistenza.
Qui potete leggere tutti i dettagli dell’evento. Riporto i relatori:

Shumi Bose – scrittore [così sulla pagina di Domus; tuttavia, all’appello uno scrittore è di troppo e manca invece una ragazza asiatica presente alla discussione, che sta svolgendo una tesi di ricerca proprio sui temi della mutazione della stampa di architettura all’epoca dei blog. Inoltre trovo, sul sito dell’AA School, che Shumi Bose è Teaching Assistant in History & Theory Studies]
Charles Holland – autore di Fantastic Journal
Peter Kelly – direttore di Blueprint
Kieran Long – critico di architettura dell’Evening Standard
Geoff Manaugh – autore di BLDGBLOG
Beatrice Galilee – autrice e curatrice, domusweb, The Gopher Hole

Moderatore: Joseph Grima, Domus.

La conversazione è stata molto piacevole e informale, con begli interventi dal pubblico. Non mi sarà possibile fornire un resoconto puntuale di tutto ciò che è stato detto, anche perché le difficoltà di ascoltare una conferenza in streaming sono molte (per esempio, la comprensione delle parole di Geoff Manaugh, che era in collegamento da Los Angeles, è stata molto difficoltosa perché, oltre ad una parlantina particolarmente rapida – tanto da colpire persino il pubblico londinese -, una serie di problemi di feedback audio e di  volume altalenante ne hanno compromesso la fruibilità). Copierò quindi brutalmente i miei appunti in proposito, spero di ricordare bene.

Peter Kelly: pensa ai dibattiti che prima si scambiavano a forza di editoriali tra riviste, come per esempio tra Mendini, che scriveva su Domus, e Maldonado, che rispondeva da Casabella. Oggi non ha alcun senso che questo avvenga, se non online. Cosa cambierà?

Kieran Long: [alquanto istrionico, N.d.R.] non si può tuttavia parlare di vera e propria tradizione giornalistico-critica per l’architettura [credo in Inghilterra, N.d.R], perché non c’è stata volontà di crearne una da parte della passata generazione. L’età media dei redattori delle riviste è molto alta e nessuno ha interesse ad abbassarla.
Nei blog c’è in generale anche più libertà di espressione, che invece è legata nell’editoria ufficiale a causa di problemi connessi con la proprietà delle testate e in generale a questioni di interesse economico.

Joseph Grima: tuttavia, nell’universo dei blog non esiste «stroncatura» [lo dice in italiano non riuscendo a trovare l’adatto corrispettivo inglese, nonostante lo parli praticamente come prima lingua, N.d.R.].

Charles Holland: il suo lavoro sul blog affronta temi che sono anche solo tangenzialmente connessi con la propria professione di architetto, quindi non c’è sempre diretta connessione con l’universo professionale.

Shumi Bose (?): ma non si può paragonare del tutto vecchia editoria e blogosfera o giornalismo online. Riflessione sul retroterra culturale. L’effetto principale dell’attività online è la “despecializzazione”, ovvero la perdita di specialismo sia in entrata (scrittura) che in uscita (lettura). Causa ed effetto di ciò è che per la maggior parte, coloro che scrivono online lo fanno gratuitamente. Nei loro confronti c’è diffidenza, ci si chiede chi siano queste persone che non hanno mai pubblicato, se non online.

Joseph Grima: c’è un’etica della scrittura di architettura online?

Beatrice Galilee: forse no, ma bisogna osservare come lo stream continuo di immagini patinate sui blog di architettura sia pornografico. Molti blog raggiungono flussi massicci di traffico proprio per questo motivo. Qual è l’effetto di questo fenomeno sulla cultura architettonica contemporanea? Potrebbe danneggiarla?

Shumi Bose (?): però si tratta di un atto fortemente politico. Si pensi a quale importanza sociale possono avere i molti blog di architettura di lingua spagnola, che fanno particolarmente leva sull’uso delle immagini, sull’ambiente culturale dell’America Latina.

Beatrice Galilee: questo può diventare davvero un territorio di concorrenza per le riviste cartacee. Perché dovrei comprarne una, se trovo online le immagini che cerco?

Kieran Long: il problema è che non ci sono abbastanza intellettuali e teorici di architettura!

Joseph Grima: in Italia il problema è l’opposto! [accenna sarcasmo e il pubblico ride, N.d.R.]

Geoff Manaugh: si stupisce di come molti suoi post che lui considera tematicamente e geograficamente marginali vengano condivisi online da un altissimo numero di persone.

Commento dal pubblico: nei blog c’è molta più passione, è possibile schierarsi con più facilità e prendere posizioni nette. Per questo motivo è probabile che nel prossimo futuro siano più i blog e i contenuti diffusi online a spostare e orientare il dibattito, piuttosto che le riviste, che sono sempre su posizioni pressoché neutrali, schiave della ricerca dell’obiettività indotta dal professionalismo.

[Non ricordo più chi]: l’importanza sociale tipicamente attribuita all’architettura negli anni ’60 e ’70 si è perso con l’emergere dello starsystem. È quello spirito che oggi muove i blogger.

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5 Risposte to “Futuri critici VS Critici futuri”


  1. Rossella,
    più che un commento vorrei farti delle domande.
    Prima curiosità chi è la ragazza asiatica che sta farcendo la tesi : “sui temi della mutazione della stampa di architettura all’epoca dei blog”?
    Nella storia Web Log ‘italiana’ che attraverso WA sto cercando di ricostruire, ho alcune invarianti.
    Ogni architetto è un DIO, quindi una rivista e diffida del suo vicino.
    Il DIO-rivista è affetto da palese sindrome NIMBY, tesse relazioni solo con il suo ristretto gruppo.
    Incapace di relazionarsi con le idee altrui, ama lagnarsi più che scrivere critiche non opinionisti che.
    Scritture che difficilmente hanno creato un minimo di dibattito politico (poche sono le eccezioni).

    In questi vent’anni di scritture elettroniche, l’Italia degli DEI non ha mai prestato attenzione a ciò che la ragazza asiatica sta studiando.
    Domanda: C’è in atto una mutazione della stampa di architettura all’epoca dei blog, in Italia?
    A dopo,
    Salvatore D’Agostino

  2. 3,14159265359 (approx) Says:

    AH, deve essere stato davvero interessante assistere a questa conferenza.

    Non c’è da stupirsi se c’è così tanto scetticismo o timore per queste pubblicazioni svincolate dalle leggi di mercato, da autorità del settore, e titoli accademici. Eppure son convinto che questa paura e diffidenza ha toccato molto meno quei paesi dove cultura, informazione e capacità non sono centralizzati.

    Mi sarebbe piaciuto ascoltare l’opinione di un relatore scandinavo ad esempio, a cui forse questi discorsi sarebbero parsi tremendamente ingenui, e per cui Il passaggio da una editoria cartacea ad una puramente elettronica è sola l’ennesima stepping stone evolutiva per il settore.

    BacI & AbbraccI


  3. Salvatore:

    La ragazza dovrebbe essere quella che risponde al nome di Shumi Bose. Chiarisco l’equivoco: su Domusweb italiano, accanto a quel nome è stata posta la qualifica di “scrittore”, ma ritengo che si tratti solo di un errore nella traduzione dell’inglese “writer”, che è quanto scritto su Domusweb inglese. Forse il traduttore non avrà avuto modo di comprendere il genere del nome “Shumi”. Ciononostante, poiché queste sono solo mie supposizioni, ho scritto quanto su.

    Ma andiamo al sodo.
    Mi chiedi se c’è in atto una mutazione della stampa di architettura all’epoca dei blog, in Italia, e io sinceramente non so cosa risponderti. Credo che tutto dipenda dai diversi “dei”: forse qualcuno ha capito e qualcun altro no, oppure hanno capito tutti ma fa comodo far pensare al lettore un po’ pigro che sia ancora tutto come prima.

    La cosa peggiore, quale che sia lo scenario, è che le riviste non hanno proprio alcun peso politico. Ne avessero, capirei le strategie conservatrici; ma gli editoriali di Dal Co che fa vedere di prendersela coi ministri, chi li legge? Secondo me nessuno. Men che meno i ministri.

    Faceva bene Luca Molinari a dirmi (qui): “Forse non è più tempo di grandi narrazioni teoriche, dei volumi decisivi che spostavano i baricentri tematici, forse il sistema carsico e frammentario dei blogger contemporanei sta modificando il nostro modo di produrre e scambiare teoria in architettura”. Sul momento non l’avevo pienamente capito. Ci è voluta la signorina del pubblico durante questa conferenza.


  4. PGreco:

    Verissimo. Infatti, sono un po’ perplessa tanto dalle affermazioni di Kieran Long, che parla di assenza intellettuale riferendosi – credo – all’Inghilterra, quanto a Joseph Grima che dice che in Italia gli intellettuali di architettura sono troppi.
    Ha ragione Molinari (vedi commento precedente con rimando al link), ma io sono pur sempre convinta che, al momento, di intellettuali “moderni” ce n’è bisogno eccome, da noi. Forse saranno i blogger e non più gli editorialisti? Potremo dirlo tra non molto.


  5. […] puntata del dibattito Critical Futures, avvenuto il mese scorso a Londra, di cui avevo parlato qui. Ecco abstract e […]


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