Un nido e una tela di ragno sono due opere di architettura il cui livello di perfezione funzionale è estremamente spinto. Un nido si integra magnificamente con l’ambiente che lo circonda perché ne utilizza i materiali e la manodopera ed è assolutamente ergonomico e completamente riciclabile, oltre che biodegradabile; una ragnatela è una struttura tecnologicamente avanzatissima, di materiale creato appositamente e la cui forma è derivata dallo scopo cui deve assolvere secondo incontrovertibili leggi fisiche e matematiche. Un nido serve a preservare la vita; una tela di ragno, a porvi fine.

Oggi è ben chiaro che parte dell’architettura contemporanea ha ipotecato certe motivazioni fondamentali nel nome – quando si è fortunati – della mera apparenza, e che si è costruita una schiera di nemici contro i quali non pare saper fare altro che barricarsi strenuamente su posizioni per lo più deboli. Si sono create voragini che sembrano a volte incolmabili tra architettura ed urbanistica, architettura ed ingegneria, tra teoria e pratica, tra etica ed estetica: ci si barcamena così aporeticamente tra l’innata tensione alla ricerca formale e quel nuovo, serpeggiante senso di colpa dell’uomo occidentale per la propria stessa inclinazione alla colonizzazione dello spazio.

Con questo blog, nel quale mi auguro di riuscire a convogliare contributi delle più varie origini, intendo quindi tentare un approccio ai garbugli dell’architettura contemporanea con la precisa intenzione di rintracciare per essa un futuro accettabile in cui l’arte torni ad occuparsi della vita, in cui l’arte sia vita. Se la rinuncia all’immutabilità e all’eternità dell’architettura potrà essere una risposta, sarà l’argomento di indagine primario; attorno ad esso intesseremo trame fitte di architettura, purché di un’architettura difficile come solo l’ebbrezza di un ironicissimo, ultimo Alvar Aalto poteva riassumere nell’intero corpo della sua conferenza di Parigi: «L’architecture… c’est difficile… très difficile!» e come la vuole anche filosoficamente Nicola Emery nel suo recente omonimo saggio.

Il nido e la tela di ragno è nato nel 2008 da una costola de I caratteri del disturbo cronico, blog personale attivo dal 2005, nel quale scrivo di arti, culture, attualità con lo pseudonimo di Maat.

In alto: tela di “ragno moneta”
In basso: Frei Otto – tensostruttura sperimentale

Immagini tratte da: Paolo Portoghesi, Natura e architettura, Skira, Milano, 1999.

4 Risposte to “Di che si tratta”

  1. Dilan Says:

    Sn uno studente di architettura e mi trovo nella tua stessa condizione.

    Il progetto è ambizioso…. spero tu ci riesca!

  2. rossellaferorelli Says:

    Grazie dell’augurio, ce la metterò tutta.
    Tu, magari, resta in contatto!


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