Mi permetto di suggerire una lettura. Una quasi-singolar tenzone dialettica tra Davide Tommaso Ferrando e la sottoscritta, svoltosi su NIBA qualche tempo fa, e ora divenuto un post sul bel blog Zeroundicipiù.

Buona lettura. 🙂

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Bentrovati!
In questa pausa sono successe varie cose, tra le quali la principale mi sembra il fatto che mi sono laureata.
Per riprendere l’attività del blog, mi sembra il caso, dopo alcune richieste, di postare qui qualche logo di NIBA | Network Italiano Blog di Architettura ad uso di quei blogger ad esso iscritti che ne vogliano mettere uno nella loro home.
In alto potete vedere le anteprime delle due versioni, in nero e in bianco. Badate che sono .png, entrambi con sfondo trasparente (lo sfondo bianco e quello nero che si vedono qui sono solo per far risaltare la scritta, non li troverete nei file cui vi indirizzo).
Qui sotto trovate il codice per inserirli nel vostro blog/sito già dotati di link al gruppo di Facebook. Vi basterà copiare il codice e inserirlo nella vostra sidebar (o dove più vi piace) all’interno di un widget generico.
Ne ho realizzati in tre dimensioni diverse. Per avere un’idea delle loro proporzioni, tenete conto che le anteprime che vedete su, all’inizio del post sono larghe circa 200 pixel.

 

VERSIONE NERA:

Grande (300×250 pixel):
<a href="http://www.facebook.com/home.php?sk=group_191424117536163&ap=1"><img src="http://img835.imageshack.us/img835/989/grandenero.png" alt="NIBA | Network Italiano Blog di Architettura" /></a>

Medio (180×150 pixel):
<a href="http://www.facebook.com/home.php?sk=group_191424117536163&ap=1"><img src="http://img853.imageshack.us/img853/4595/medionero.png" alt="NIBA | Network Italiano Blog di Architettura" /></a>

Piccolo (120×90 pixel):
<a href="http://www.facebook.com/home.php?sk=group_191424117536163&ap=1"><img src="http://img832.imageshack.us/img832/2959/piccolonero.png" alt="NIBA | Network Italiano Blog di Architettura" /></a>

 

VERSIONE BIANCA:

Grande (300×250 pixel):
<a href="http://www.facebook.com/home.php?sk=group_191424117536163&ap=1"><img src="http://img862.imageshack.us/img862/7420/grandebianco.png" alt="NIBA | Network Italiano Blog di Architettura" /></a>

Medio (180×150 pixel):
<a href="http://www.facebook.com/home.php?sk=group_191424117536163&ap=1"><img src="http://img651.imageshack.us/img651/2245/mediobianco.png" alt="NIBA | Network Italiano Blog di Architettura" /></a>

Piccolo (120×90 pixel):
<a href="http://www.facebook.com/home.php?sk=group_191424117536163&ap=1"><img src="http://img51.imageshack.us/img51/1742/piccolobianco.png" alt="NIBA | Network Italiano Blog di Architettura" /></a>

«Un imprevisto
è la sola speranza»
(E. M.)

Martedì 8 febbraio a Milano avrà luogo la seconda puntata del dibattito Critical Futures, avvenuto il mese scorso a Londra, di cui avevo parlato qui. Ecco abstract e partecipanti:

Critical Futures #2
A Domus event in Milano

Un dibattito sul futuro della critica architettonica

Nell’ultimo decennio, trasformazioni epocali hanno profondamente ridisegnato il contesto all’interno del quale si concepisce e si discute l’architettura. Internet ha reso possibile che informazioni e immagini gratuite fossero disponibili e fruibili istantaneamente da chiunque in ogni punto del globo. Le riviste cartacee, un tempo artefici indiscusse della critica architettonica e di design, sono state spinte a ridefinire la propria ragion d’essere e il proprio modello economico alla luce della diminuzione dei lettori; i blog hanno dato un audience potenzialmente illimitata a chiunque abbia una connessione Internet. In questo quadro, la critica architettonica in senso tradizionale sembra vicina a scomparire – non solo da Internet ma anche dalle testate cartacee. Come ha scritto Peter Kelly, direttore di Blueprint, in un recente editoriale: “Poiché i media tradizionali e le istituzioni stesse sono diventate meno influenti, ci si chiede dove gli architetti possano rivolgersi per trovare una critica intelligente e fondata delle loro opere”.

Che influenza avrà sull’architettura italiana, la cui storia è inscindibilmente legata a quella delle sue grandi testate cartacee, la proliferazione di reti aperte, autonome e gratuite di dibattito online intorno alla progettualità? Gli architetti oggi cercano davvero una “critica intelligente e fondata” delle loro opere, o la figura del critico d’architettura è piuttosto è da considerarsi un anacronismo? C’è bisogno urgentemente, come scrive Kelly, di un approccio on-line più realistico e rigoroso alla critica architettonica? L’incontro alla Design Library di Milano sarà il secondo di tre dibattiti sul futuro della critica architettonica, organizzati da Domus a Londra, Milano e New York, e vedrà la partecipazione di scrittori, direttori di testate, blogger e teorici protagonisti del settore.

L’incontro sarà seguito da cocktail e musica offerti da Domus. Sarà anche l’occasione per festeggiare le molte novità della nuova versione di domusweb appena lanciata.
Partecipano:
Salvatore d’Agostino – autore del blog Wilfing Architettura
Rossella Ferorelli – blogger e fondatrice Network italiano blog d’architettura [e già!]
Fabrizio Gallanti – abitare.it
Marco de Michelis – critico e storico dell’architettura
Elisa Poli – ricercatrice
Luca Molinari, critico e curatore
Luca Diffuse, architetto e blogger

Modera: Joseph Grima – Domus
martedì 8 febbraio 2011, ore 19
Design Library
Via Savona,11
Milano
Ingresso libero

In streaming su www.domusweb.it

Invito tutti a seguire la diretta in streaming. Spero che stavolta rendano possibile l’intervento via mail o via chat: sarebbe proprio il caso giusto.

Yuppi!

Dal Nido al NIBA!

24 gennaio 2011

Come potete notare, da oggi qui a destra nella mia sidebar campeggia un nuovo logo, disegnato da Daniele Mantellato: quello del NIBA | Network Italiano dei Blog di Architettura.

Si tratta in sostanza di un gruppo di Facebook da me creato con questa descrizione:

Cari amici blogger di architettura, lettori di blog di architettura o appassionati,
sicuramente molti di voi si saranno resi conto che i blog e Facebook sono strumenti molto diversi, per pregi e difetti.
Amiamo i blog per la libertà che ci lasciano nel dar loro la nostra forma preferita.
Amiamo Facebook per la facilità con la quale ci tiene in contatto e ci permette di condividere contenuti.
Abbiamo creato questo gruppo con l’intenzione di farne un connettore di blog, per aiutare i blogger di architettura italiani (e non) a tenersi meglio aggiornati sulle loro attività. Non chiediamo altro che di dargli visibilità e di condividere contenuti: in particolare, sono bene accette note e link ai vostri post.

La mia idea, dunque, era quella di creare un semplice «network nel network», come lo ha acutamente definito Alessandro Rocca (Low Cost Low Tech). Ma, come speravo, in breve la stanza si è riempita di volti e di parole, e a una settimana dall’inizio di tutto siamo già 97.

Forse la blogosfera italiana non è poi così deserta come sembra, visto che sono già nate, nel gruppo, discussioni anche molto accese. Chiunque sia interessato è invitato ad iscriversi e partecipare!

Eccoci (spero) tutti:

A Come Architettura
Abitare Mag
Laura Aquili di DES-ART-CHITECTURE
Antonio Marco Alcaro, Giulio Paolo Calcaprina e Giulio Pascali di Amate l’architettura
Francesco Alois di Spirito Architettonico Libero
ArchitectureFeed Architecture Aggregator
Guido Aragona di Bizblog
Andrea Balestrero
Carlo Beltracchi di Beyond the Light Bulb
Claudio Bosio
Marco Brizzi di arch’it
Antonella Bruzzese
Marco Calvani
Silvio Carta di Beyond Icons 2.0
Diego Casartelli
Channelbeta Architectural Review, Gianluigi D’Angelo e Matteo Falcone
Simo Capecchi di In viaggio col taccuino
Maurizio Caudullo di Archinlab
Chvl Associati
Domenico Cogliandro
Comitato Sarzana Che Botta
Luca Coppola
Salvatore D’Agostino di Wilfing Architettura
Gianluigi D’Angelo
Davide Del Giudice
Maurizio Degni di Frustrazioni architettoniche
Roberta Patrizia Di Benigno
Luca Diffuse di Luca Diffuse e Diffuse Outtakes
Domenico Di Siena di Urbanohumano
Davide Di Virgilio
Edilizia E Territorio e Giorgio Santilli
Massimiliano Ercolani di Dokc Lab
Alessio Erioli di Co-de-it
Barbara Falcone di Cibo Architettura
Cristian Farinella e Lorena Greco di Gluemarket
Elena Fedi di Archiportale
Marco Ferrari
Fabio Fornasari di Luoghi sensibili
Annalisa Gentile
Mario Gerosa di Virtual Architectural Heritage
Andrea Graziano di digitag&
Joseph Grima di Domusweb
Luca Guido di Luca Guido
Alberto Iacovoni di ma0 News
Impianti Idrici
Guido Incerti
Jakob Knulp di One to the third
Diego Lama
Matteo Lecis Cocco-Ortu
Enrica Longo
Matteo Lo Prete
Robert Maddalena
Zaira Magliozzi di TheNewArchinTown
Marco Mantellato
Daniele Mantellato
Simona Mazzeo
Ettore Maria Mazzola
Giovanni Mendola di [Identità e Città]
Luca Molinari
Zoè Chantall Monterubbiano
Renato Nicolini
Edmondo Occhipinti di | edmondo occhipinti architect |
Giorgio Opla e Marco Opla di Opla+
Emanuele Papa de Il blog della cosa
Claudia Pasquero di ecoLogic
Francesco Pecoraro
Emanuele Piccardo di Architettura radicale e archphoto
Paola Pierotti
Emmanuele Jonathan Pilia di PEJA TransArchitecture research
Press/Tfactory e Luigi Prestinenza Puglisi
Paolo Priolo di klat magazine
Pask Rienzo
Alessandro Ranellucci di ArchiBlog
Alessandro Rocca di Low Cost Low Tech
Ugo Rosa di Fiordizucca
Fabrizio Russo
Serena Russo di Petra Dura, architettura e contorni
Antonino Saggio
Giorgio Santilli
Sardarch Architettura
Carmelo Cesare Schillagi
Matteo Seraceni di = Architettura = Ingegneria = Arte =
Luca Silenzi di Spacelab
Diego Terna di l’architettura immaginata
Viviana Terzoli
Traccia Menti
Paolo Valente
Marco Verde di Performative design processes for architecture
Angelo Verderosa
Davide Vizzini

Come vedete, i nomi sono tanti ma i link sono pochi. Questo è perché non conosco ancora molti di voi, oppure non ho trovato l’indirizzo del vostro blog, oppure ancora vi ho involontariamente saltati. Ho intenzionalmente evitato i siti degli studi, quelli puramente di portfolio, perché credo che lo spirito di NIBA sia chiaramente un altro da quello della semplice dimostrazione del proprio lavoro. Se ho dimenticato qualcuno o sbagliato qualcosa, oppure se non vi sembra che il criterio di selezione dei link sia valido, commentate e rettificherò immediatamente.
Ora: cosa ci aspettiamo da questo NIBA? Per la verità, non ne ho la minima idea. Ciò fa tuttavia parte del gioco, perché mi aspetto sorprese.
Stiamo a vedere.

Ovvero: usare i blog come pretesto per indagare l’avanguardia

Vi invito a leggere sul blog De Architectura questo post a valle del quale si è generata una piccola discussione alla quale anche io ho partecipato.
Sostanzialmente, il post commenta una trovata natalizia per la quale le vetrate del Duomo di Milano sono state illuminate dall’interno. In tal modo, si è creato un effetto inedito per la città, dato che la norma vuole che la luce attraversi quei vetri da fuori a dentro, e che solo chi è dentro possa percepirne l’effetto. Qui è possibile vedere le foto dell’intervento.
Nel citato blog, particolarmente attraverso i commenti, vengono – è il caso di dirlo – alla luce varie posizioni, ma in summa il giudizio è complessivamente negativo per tre ordini di motivi, che così possiamo riassumere:
economico-commerciale: l’intervento è finanziato/patrocinato dall’azienda di illuminazioni locale (l’AEM), dunque c’è sotto una ragione di interesse;
profano-consumistico: la curia si abbandona a stratagemmi di marketing poco spirutuali; «La luce artificiale che brilla nella notte meneghina dentro il duomo e lo fa risplendere come una grande luminaria natalizia visibile solo restando fuori nel profano, permette l’esperienza spirituale di elevazione della mente a Dio?» (commento di Paolo Gobbini);
filologico: le finestre sono fatte per essere viste dall’interno e dal basso, mentre dall’esterno l’immagine è speculare; si genera «la forzatura di voler “leggere” un’opera d’arte in condizioni differenti da quelle per cui è stata concepita e creata» (commento di Enrico Delfini).

Accettando come plausibile motivo di dissenso solo il primo dei tre ordini di argomenti, intendo confutare gli altri due e proporre una differente lettura dell’operazione.
Per brevità, riporto la parte centrale del mio commento alla questione:

Personalmente, infatti, ritengo che la reinterpretazione (purché non invasiva, e questa di certo non lo è) degli oggetti di architettura anche antica sia non solo diritto dei contemporanei, ma persino un loro dovere. Se l’architettura è, infatti, per eccellenza arte civile – e quindi sociale – essa è nata per essere utilizzata e per evolversi assieme agli usi stessi, che non sono fissi nel tempo.
Allora, un’operazione così “delicata” (nel senso della reversibilità) non deve essere condannata solo perché non filologica, perché la filologia, a ben guardare, ha ben poco a che spartire con l’arte.
E, per dirla tutta, a me l’operazione piace. Avrò una spiritualità poco filologica anch’io, probabilmente, ma se fossi più convintamente cattolica, direi che guardare le vetrate illuminate dalla piazza mi farebbe venire in mente, per prima cosa, che non occorre entrare in una chiesa per essere in una chiesa.

Il che è poi il massimo traguardo di un’operazione di architettura, non credete?

Ora, espandiamo un poco l’argomento e cerchiamo di capire perché può essere interessante per noi.

Dunque, studiare Zevi o Benevolo acquisendone il metodo significa, in primo luogo, dare alla storia dell’architettura (e in particolare a quella dell’architettura moderna) una lettura orientata, ovvero una sorta di teleologia, o più propriamente piuttosto di fenomenologia ermeneutica. Significa, in altre parole, interpretarla come il tentativo degli uomini di emanciparsi in una direzione. Per i due giganti della storiografia, si trattava di liberarsi dai gioghi dello storicismo e quel che viene dopo è storia nota – si potrebbe dire con un bisticcio di parole.
A mio avviso, un simile approccio può essere ancora utilizzato, se consideriamo che alle mutazioni continue del nostro modo di comprendere lo spazio dovrebbero corrispondere altrettante evoluzioni del nostro modo di progettarlo, occuparlo e manipolarlo.
Come ho avuto modo di dichiarare più volte anche solo all’interno di questo blog, è mia opinione che il ruolo del teorico dell’architettura sia per questo motivo inscindibile da quello del progettista e che l’obiettivo di questo Giano bifronte sia appunto quello di indicare come e perché si deve progettare. E quindi oggi la direzione che la storia sta seguendo è quella verso lo sdoganamento di una serie di concetti spaziali caratterizzati da gerarchie logiche e geometriche del tutto superate dai tempi.

Tra queste, mi pare chiarissimo che rientri anche l’antinomia dentro/fuori. Concavità e convessità sono oggi concetti del tutto ambigui grazie alla topologia e all’emergere di tipologie di soggetti progettuali “a volume zero” che trascendono la dimensione architettonica tradizionale.
Allora, un intervento come quello milanese, che – forse inconsapevolmente – permette la riflessione sulle potenzialità del fuori di possedere caratteristiche del dentro, non può che generare grandissimo interesse, spingendo anche il passante dotato di spirito critico a domandarsi: cosa effettivamente separa le navate del Duomo dal sagrato, dalla piazza?
Poco respiro, invece, hanno le vecchie critiche sulla coerenza con delle condizioni iniziali in genere solo grossolanamente supposte.
E tutto questo a prescindere, naturalmente, da un’idea di comunità ecclesiastica tanto più francamente indifendibile quanto più si arrocca persino su considerazioni di ordine geometrico, selezionando i suoi alleati tra le retroguardie di ogni settore. Ma questa è tutta un’altra questione.

Ultime attività del blog

19 ottobre 2010

Facciamo un riassunto delle puntate precedenti. È stata un’estate alquanto movimentata.
In primis, il testo Le parole e le case, che trovate nel post qui sotto, è andato in gara alla terza edizione Concorso Giovani Critici, indetto da presS/Tfactory_Associazione Italiana di Architettura e Critica, ed il 27 agosto ha ricevuto a Venezia il secondo premio (qui qualche dettaglio) in un evento collaterale della XII Biennale di Architettura.

Alla premiazione, su richiesta della giuria, è stato portato anche un breve video che, per il notevole impegno apportato a me (voce, testo e disegni) e ai pazientissimi Massimo Lastrucci (fotografia) e Daniele Mantellato (montaggio e aiuto concept), desidero pubblicare qui come testimonianza.
Vi prego in anticipo di perdonare l’insostenibile antipatia del mio timbro vocale, ma non disponevamo di nulla di meglio al momento! Per il resto, naturalmente si tratta di un tentativo di sdrammatizzare un testo teorico non leggerissimo – a cominciare dal calembour foucaultiano del titolo, che è molto piaciuto al professor Prestinenza Puglisi – che altrimenti sarebbe stato difficile riassumere in un video di soli due minuti.

Poi, dobbiamo segnalare ancora due episodi di collaborazione con Salvatore D’Agostino (Wilfing Architettura).
Nel primo, ho avuto occasione di rivolgere una domanda a Luca Molinari, curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno. Riporto il botta e risposta:

Rossella Ferorelli: In occasione di una visita al Politecnico di Bari di Boris Podrecca di qualche tempo fa, ricordo di aver riesumato una intervista dell’architetto per Repubblica del maggio 2006 il cui epilogo mi aveva raggelato: «Rispetto ai giovani italiani che vengono nel mio atelier, i coetanei olandesi o svizzeri hanno più verve, ironia e immaginazione. Da voi ci sono tanti professorini, con pochi progetti realizzati ma molte chiacchiere e presenze alle mostre; vivono l’architettura attraverso le riviste, non ne conoscono a fondo le problematiche». Questa l’opinione dell’architetto austriaco, che individuava l’origine del problema «nel fatto d’aver perso due generazioni, dopo il ’68. Avete scritto libri, e sapete tutto sul Palladio o Giulio Romano, ma non come si mette una finestra».
Vorrei dunque proporle una riflessione sull’ambito teorico dell’architettura in generale, ed in particolare in Italia. Come è possibile, infatti, che il problema della generale depressione del settore sia quello individuato da Podrecca, se nemmeno nel campo della ricerca teorica (distinguendo nettamente questo dall’ambito storico) alcunché di memorabile viene effettivamente prodotto nel nostro paese da anni?
Personalmente le propongo, perché la possa mettere in discussione, una lettura del problema che individui un bagliore risolutivo nella necessità di un riaggancio tra vera teoria (cioè teoria “hardware”, delle basi filosofiche, scientifiche e politiche che stanno dietro alla funzione sociale dell’architetto), e progettazione, e vorrei a questo proposito chiederle che funzione possa ancora avere un’istituzione come la Biennale di Venezia nella spinta alla soluzione delle tare architetturali del pianeta Italia. In particolare, come studentessa, le chiedo inoltre di sbilanciarsi in una riflessione sull’ambito accademico e sui rapporti attuali e possibili tra questo e la Biennale nell’ottica di una più continua e costante tensione alla ricerca sul futuro, che non rincorra solo le vetrine dei vari festival che sono in preoccupante via di moltiplicazione.

Luca Molinari: Il problema della produzione teorica nell’ambito dell’architettura contemporanea è serio ma forse dovremmo cambiare prospettiva. Forse non è più tempo di grandi narrazioni teoriche, dei volumi decisivi che spostavano i baricentri tematici, forse il sistema carsico e frammentario dei blogger contemporanei sta modificando il nostro modo di produrre e scambiare teoria in architettura. Insieme credo che la cultura architettonica debba fare uno sforzo diverso, cercare in un mondo che sta cambiando radicalmente e drammaticamente le parole, gli stimoli e le risorse per ridefinire confini disciplinari e elementi per rielaborazioni teoriche. Per quanto riguarda l’università non ho alcun problema a dire che la maggior parte del sistema universitario italiano è inadatto ad affrontare la situazione attuale e soprattutto a portare al suo interno quegli elementi vitali, virali e critici di cui ci sarebbe molto bisogno per combattere un irrigidimento culturale e una sindrome d’accerchiamento che l’università deve abbandonare per non morire.

Per leggere tutte le domande rivolte a Molinari sul blog di Salvatore, cliccate qui.

La seconda collaborazione è stata costituita dalla redazione da parte mia di un breve testo introduttivo all’indagine [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] cui partecipai nell’agosto 2009. Potete trovare qui il testo.

Grazie alla gentilezza di Salvatore D’Agostino, riecco che Il nido accoglie assai volentieri un invito a partecipare ad un’indagine ad ampio raggio estesa a tanti (tanti!) blogger italiani di architettura e simili faccenducole.

Questa volta si è trattato di rispondere a due domande che, in apparenza banali, presentano risvolti pungenti.

  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?

Evitando di svelare ulteriori particolari, suggerisco senz’altro la lettura di questo post e di tutti gli altri dell’interessantissima serie, dall’emblematico titolo di [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO].

Vi segnalo l’interessante post di Salvatore D’agostino dal titolo Homophilia e nuovi blog, nel quale anche questo neonato posticino viene citato, essendomi stata posta la domanda delle domande in fatto di blog: perché?
Vi invito a leggerlo non tanto per la risposta che vi ho dato, quanto per la varietà di blog presentati e l’altrettanto varia gamma di motivazioni addotte al suddetto quesito.
Tra l’altro, oltre all’ottima citazione mcluhaniana, vi si pone un’ulteriore domanda alla quale i molti commenti portano risposta ed una serie di ulteriori questioni di interesse.

Buona lettura.

L’architettura contemporanea raccontata per negazioni

Apro oggi questa nuova serie di post che saranno costruiti con l’intento di denunciare apertamente il malcostume, ahimè largamente diffuso in Italia, per il quale l’informazione di massa che si fa su certi temi architettonici di largo interesse viene affidata in genere a personaggi scarsissimamente competenti nella materia, che per di più vengono fatti portavoce di posizioni di assoluta retroguardia, quasi sempre indegne anche semplicemente sotto un profilo puramente storico.

Il problema è particolarmente virulento, peraltro, perché contemporaneo ad una crisi profondissima dell’editoria di settore, che non riesce, da alcuni anni a questa parte, a costituire una controparte di sufficiente autorevolezza e comunicatività da superare lo strapotere mediatico che influenza l’opinione pubblica attraverso il mezzo televisivo.
In molti si sono pronunciati, negli ultimi tempi, sulla nube che sembra coprire, tra le tante, due storiche testate come Casabella e Domus, nelle ultime edizioni rispettivamente dirette da Francesco dal Co e Flavio Albanese. Se la prima, infatti, da tempo raramente riesce a produrre numeri che consistano in qualcosa di meglio di una carrellata di progetti appartenenti a più o meno noti studi internazionali, la seconda si attesta in genere su posizioni tendenzialmente modaiole più vicine all’arte applicata; entrambe però soffrono della stessa incapacità di realizzare articoli di respiro storico, di effettiva attualità, di grande rilievo: in una parola, realmente memorabili.

Ed è, appunto, questa sostanziale incapacità di interpretare profondamente i grandi cambiamenti in atto nella società e quindi nell’urbanistica e nell’architettura a conferire nelle mani di personaggi di dubbie capacità il ruolo di educatori del popolo riguardo alle stesse materie. Ecco quindi che, se è vero che dobbiamo indignarci, non possiamo però meravigliarci di trovare tanto Sgarbi quanto Grillo alle prese con quella che, consapevolmente o meno, è una sistematica strategia di sabotaggio del progresso storico evolutivo dell’architettura. Non hanno avversari. [Ahi serva Italia (mi riesce spontaneo osservare), quanto questa situazione ricorda la malattia democratica di cui soffre il paese! La destra populista si riconosce perfettamente nella continua proposizione di modelli antiquati che trovano facilissimo consenso negli impreparati, mentre l’editoria, che parte ha? Quella della sinistra che perde posto in parlamento per essere rimasta lontana dal reale troppo a lungo? O forse quella di un’opposizione impreparata a sua volta, timorosa, silenziosa, vagamente connivente?]

Mi si potrà obiettare che la televisione non è nata per essere e non è negli effetti mai stata fonte di approfondimenti di alto livello in alcun ambito od argomento, e che quindi è sciocco se non illecito richiedere che questo avvenga in ambito architettonico proprio quando la crisi è più profonda perché deriva dall’interno stesso della materia. Vero. Ma è vero pure che non si dà reale informazione se l’informazione, per quanto superficiale, non è per lo meno equidistante. Per questo motivo, dal mio piccolo, proporrò con questi nuovi post una voce contraria. Un motivo, se non altro, per pensare che quel che è stato appena detto in tivvù potrebbe anche non essere vero.

Un nido di nodi

20 ottobre 2008

Benvenuti.

Questo sul quale vi trovate, che ci siate finiti di proposito o meno, è un nuovo sito messo in piedi col preciso proposito di creare una rete di conoscenza e dibattito sull’architettura, i cui nodi si tenterà di sciogliere e cui destini si tenterà di prefigurare sulla base di indagini sul contemporaneo e su una quantità di altri argomenti. Per sapere di più sugli intenti di questa complessa impresa, date uno sguardo alla sezione Di che si tratta: per quanto sufficientemente confusa per potersi dire attuale, potrà darvi un’idea di cosa potete aspettarvi da questo web journal.

Ora, qualche piccolo chiarimento sulla struttura. Come potete vedere, nonostante questo post sia introduttivo, alcuni altri articoli sono stati già postati: si tratta di alcuni scritti trasferiti qui dal mio blog personale, sul quale ho scritto anche di architettura (ma in modo generico) fino ad oggi. Per così dire, dunque, la reale attività de Il nido e la tela di ragno inizia solo adesso.

Infine, potete consultare anche una versione di questo sito in lingua inglese.

Spero che gli argomenti che verranno trattati siano di vostro interesse e stimolino dibattiti interessanti e un reciproco scambio di contributi. Costruire una rete stretta come una tela di ragno non è un compito semplice, ma confido nell’apporto di tanti.

Buon viaggio, e teniamoci in contatto!

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