Cose dette e cose non dette, una sera, a Milano

Oggi è possibile rivedere il filmato su domusweb, ma mi piacerebbe tracciare una specie di riassunto inesatto (per la limitatezza degli appunti che ho potuto prendere e per la mia imparzialità di partecipante) della serata, per poi trarre qualche considerazione di confronto con la puntata di Londra e qualche punto caldo. Ritengo possa essere utile a chi non c’era e non abbia un’ora e mezza da spendere per vedere la registrazione, nonché, nella versione inglese, per chi non parli italiano. Se non vi interessa il resoconto e volete passare direttamente alle osservazioni, cliccate qui.
Cominciamo.

[Bizzarro posto la Design Library. Inizia come (1) un lounge bar, continua come (2) una biblioteca, si scioglie in (3) una saletta studio per concludersi come (4) una camera oscura per congressi, ma funziona anche come (2)(3)(4)(3)(1). ]

Joseph Grima: vogliamo parlare del nuovo campo da gioco “livellato” della critica di architettura al tempo dei blog. Di come questo influenzi l’autonomia degli autori, di come la critica trasformi la professione attraverso la proliferazione delle voci, soprattutto in Italia, patria per antonomasia delle testate prestigiose di architettura. Professor de Michelis?

Marco de Michelis: quella del critico è una figura drammaticamente rilevante e in crisi oggi, che alle domande del nostro tempo non sa ormai che rispondere con l’agiografia o divagando. Citanto il Benjamin de L’autore come produttore, diciamo che il critico esamina il come degli oggetti per raggiungere il loro perché.
Oggi le immagini [come si è detto a Londra citando ArchDaily e la questione “pornografica”, N.d.R.] sono ovunque. Di conseguenza, non è più il dovere del critico scovare l’attualità, perché ci pensa la rete.
Ma la stampa non specializzata, quando si occupa di architettura, pubblica solo trionfi [fa il caso dell’adorazione incondizionata di cui gode Piano, N.d.R.]. Per questo il mondo ha bisogno di critica! Essa è narrazione e autonomia.

J. G.: Rossella, in che cosa quindi la rete può costituire novità nella funzione della critica?

Rossella Ferorelli: [non avendo appuntato ciò che ho detto, andrò a memoria, N.d.R.] Credo sia proprio nel ribaltamento del meccanismo citato dal professor de Michelis con Benjamin. Se il critico non può più essere il cercatore di novità, e se è vero come è vero che per la maggior parte i blog di architettura sono in mano agli stessi architetti che progettano, allora l’uso della rete non fa che spostare l’attività intellettuale di architettura dall’ambito della critica a quello più propriamente della teoria. Ovvero, da un’attività ex post, che esiste dopo l’oggetto prodotto, si passa piuttosto ad un’attività ex ante rispetto al progetto/prodotto. In altre parole, il lavoro di un blogger ha valore soprattutto se costituisce l’esplicitazione dei processi che lo portano a concepire il progetto, rispondendo prima alla domanda sul perché, e solo dopo ponendosi quella sul come. Progettare sottoponendo i propri tracciati teorico-critici ad un rapporto di feedback continuo con chi segue il blog è ciò che innoverà veramente il processo culturale dell’architettura nei prossimi anni.

J. G.: Un cloud [crowd? N.d.R.] sourcing progettuale, insomma?

R. F.: Esattamente. È proprio per facilitare questo processo di feedback che è nato NIBA, ovvero per superare il limite di integrabilità che affligge le piattaforme “blindate” dei blog. I blog somigliano ancora alle pagine cartacee nel fatto che [a meno di iscriversi ai feed RSS, N.d.R] vanno fondamentalmente “cercati” in rete. Con NIBA potremmo meglio trovarci, oltre naturalmente ad amplificare il confronto orizzontale.

J. G.: Salvatore, a Londra si è sollevato il problema della differenza radicale del trattamento economico di chi scrive online rispetto a chi scrive per testate riconosciute. Cosa cambia, in questo senso?

Salvatore D’Agostino: [in realtà illustra piuttosto il suo obiettivo di blogger per una narrazione della condizione reale italiana da “b-side”. Putroppo qui ho pochi appunti, N.d.R.] Lo spirito della critica online si potrebbe riassumere, citando il libro Città Latenti di Federico Zanfi, come appunto quello della presenza di “critici latenti”.

J. G.: Fabrizio, Abitare ha scelto la forma blog per l’uso commerciale. Il professor de Michelis ha affermato l’impossibilità di fare novità per il critico. Come si pone questo problema per una rivista come la tua?

Fabrizio Gallanti: abbiamo in realtà scelto solo alcune cose del concetto di blog. Sicuramente non abbiamo abbracciato l’idea di blog come espressione pubblica di una singola voce che sceglie così di bypassare i mille ostacoli dell’editoria classica per arrivare direttamente al pubblico. Ci interessa invece esplorare la possibilità della sopravvivenza delle forme critiche rispetto al cambiamento del pubblico. Ci siamo dunque chiesti a quale pubblico ci volessimo rivolgere, e abbiamo scelto quello di chi non è soddisfatto mediamente delle rubriche di architettura dei quotidiani (che perdono vieppiù di credibilità). Inoltre abbiamo conservato la possibilità di commentare ogni post e operiamo una censura assolutamente minima.
Oggi quello che manca sono i blog monotematici, del singolo espertissimo in un argomento fino ad esserne un “nerd” [personalmente non credo sia vero, e la prima cosa che mi è venuta spontanea in quel momento è stato immaginare il fastidio di Emmanuele Pilia che da sempre sul suo blog si occupa precisamente di TransArchitettura!!, N.d.R.]

J. G.: Luca Molinari, Luigi Prestinenza Puglisi nella sua ultima newsletter parla dell’insostenibilità economica della figura del critico oggi. Che ne pensi?

Luca Molinari: occorre ridefinire gli strumenti politici della critica. Tra i valori più alti della critica online c’è il fatto di non avere scadenze. È un importantissimo valore di responsabilità, che rende un blog qualcosa di differente da una rivista, su cui ci sono obblighi, ma anche da diario, su cui si scrive quando capita. Al contrario, è un vero e proprio servizio pubblico.

J. G.: Si può affermare che la marginalizzazione della critica sia anche colpa dei critici? Potremmo azzardare che ciò derivi anche dall’eccesso di teorizzazione degli anni del postmoderno e del decostruttivismo?

L. M.: Può darsi, ma è anche questione di spazio culturale concesso. L’architettura è diventata un fenomeno di costume di massa, che raccoglie interesse, è alla moda. E allora perché nei grandi giornali non c’è mai un critico di riferimento? In Italia negli ultimi anni si è sviluppato un gran professionismo negli studi, per raggiungere i livelli internazionali. Ma si è persa del tutto per strada la teoria!

S. D’A.: Non dimentichiamo però che la storia italiana della critica online non è così giovane. Marco Brizzi è stato il primo “hacker”, creando arch’it. Sono vent’anni di storia di cui nessuno si occupa, ed è questo lo scopo di Wilfing Architettura.

J. G.: Elisa, qual è quindi la specificità italiana, oggi che sempre più italiani parlano inglese e si aprono a culture internazionali?

Elisa Poli: [intervento assennato e interessante, purtroppo ho anche qui pochi appunti. Aspetto la registrazione per aggiungere qualcosa, N.d.R.] La cosa fondamentalmente cambiata è l’assenza della prospettiva zenitale e autoriale della rivista, all’interno della quale un altro livello di autorialità, quello del critico, è a sua volta svanito. Anche per le immagini non è più così, è finito il tempo in cui erano le riviste a dettare le regole espressive dei progetti e delle fotografie.

J. G.: Chiudiamo con Luca Diffuse: qual è a tuo parere la differenza tra il riverbero delle questioni aperte online rispetto a quelle aperte sulle riviste?

Luca Diffuse: il web è un ambiente più “intimo”. Paradossalmente, se ricevo una critica feroce sul web, mi sento toccato più nel profondo, più vicino a me [Aggiunge alcune questioni su quanto sia noioso l’ambiente dell’architettura se non si apre alla scena culturale contemporanea nel suo complesso: musica, cinema, arti visive, ecc., N.d.R.]. Sarebbe un atto di estremo significato etico che anche le riviste accogliessero l’istanza di aperiodicità dei blog, o che per esempio non uscissero sempre in un numero simile di pagine, perché questo significa che la qualità degli articoli non può essere omogenea: le riviste non sono sincere!

M. d. M.: In sostanza, oggi il critico deve inventare di nuovo il suo mestiere.

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Questo per quanto riguarda la memoria storica dell’evento.
Passiamo dunque alle osservazioni in merito.

Su NIBA sono già emerse alcune questioni abbastanza rilevanti riguardo il carattere di questa discussione. In sostanza l’esperimento è stato giudicato interessante e necessario nel contesto italiano. Solo pochi anni fa questo sarebbe stato inconcepibile. Tuttavia, la tecnica di moderazione a domanda diretta ha chiaramente limitato il dibattito e prestato il fianco all’emergere di personalismi e autobiografismi qua e là e c’è da registrare che si è anche tentato di svincolare spesso dal tema della critica (soprattutto Salvatore D’Agostino e Luca Diffuse). Personalmente però devo rilevare che a Londra il carattere delle argomentazioni non è stato molto diverso. O meglio, come dicevamo con Elisa Poli in serata, la discussione di Londra ha avuto forse più che a Milano la tendenza ad orientarsi sull’aneddotica degli aficionados. Si tratta naturalmente di un segno ben chiaro della differente maturità della blogosfera anglosassone che, essendo quasi un nuovo establishment culturale, possiede una letteratura già largamente condivisa, che fa storia solida a sè. In Italia, il ritardo della discussione produce paradossalmente una situazione più interessante, perché un’utenza “giovane” di uno strumento già “maturo” può forse produrre contenuti più originali, o quantomeno una discussione un pochino meno ovvia, con alcuni aspetti inconclusi, su cui è ancora interessante speculare.
Per esempio, sottolineerei che non abbiamo parlato mai esplicitamente di università. Certo l’auditorio non era neutrale, ma il fatto che si sia identificato il mondo della critica con il mondo delle riviste è una questione non da poco. Una riforma universitaria è necessaria da tempo, lo sappiamo tutti. Quindi in effetti mi sarei aspettata qualche proposta in merito.
A maggior ragione, ecco una questione che può essere posta all’interno del circuito NIBA e in generale a chiunque si senta lettore di architettura in rete: i blogger di architettura italiani hanno qualche proposta da fare, sullo stato dell’università? Perché non creare una rete di reti con le voci più autorevoli della blogosfera italiana di tutti i settori, per creare un dibattito grosso su questo argomento?

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«Un imprevisto
è la sola speranza»
(E. M.)

Martedì 8 febbraio a Milano avrà luogo la seconda puntata del dibattito Critical Futures, avvenuto il mese scorso a Londra, di cui avevo parlato qui. Ecco abstract e partecipanti:

Critical Futures #2
A Domus event in Milano

Un dibattito sul futuro della critica architettonica

Nell’ultimo decennio, trasformazioni epocali hanno profondamente ridisegnato il contesto all’interno del quale si concepisce e si discute l’architettura. Internet ha reso possibile che informazioni e immagini gratuite fossero disponibili e fruibili istantaneamente da chiunque in ogni punto del globo. Le riviste cartacee, un tempo artefici indiscusse della critica architettonica e di design, sono state spinte a ridefinire la propria ragion d’essere e il proprio modello economico alla luce della diminuzione dei lettori; i blog hanno dato un audience potenzialmente illimitata a chiunque abbia una connessione Internet. In questo quadro, la critica architettonica in senso tradizionale sembra vicina a scomparire – non solo da Internet ma anche dalle testate cartacee. Come ha scritto Peter Kelly, direttore di Blueprint, in un recente editoriale: “Poiché i media tradizionali e le istituzioni stesse sono diventate meno influenti, ci si chiede dove gli architetti possano rivolgersi per trovare una critica intelligente e fondata delle loro opere”.

Che influenza avrà sull’architettura italiana, la cui storia è inscindibilmente legata a quella delle sue grandi testate cartacee, la proliferazione di reti aperte, autonome e gratuite di dibattito online intorno alla progettualità? Gli architetti oggi cercano davvero una “critica intelligente e fondata” delle loro opere, o la figura del critico d’architettura è piuttosto è da considerarsi un anacronismo? C’è bisogno urgentemente, come scrive Kelly, di un approccio on-line più realistico e rigoroso alla critica architettonica? L’incontro alla Design Library di Milano sarà il secondo di tre dibattiti sul futuro della critica architettonica, organizzati da Domus a Londra, Milano e New York, e vedrà la partecipazione di scrittori, direttori di testate, blogger e teorici protagonisti del settore.

L’incontro sarà seguito da cocktail e musica offerti da Domus. Sarà anche l’occasione per festeggiare le molte novità della nuova versione di domusweb appena lanciata.
Partecipano:
Salvatore d’Agostino – autore del blog Wilfing Architettura
Rossella Ferorelli – blogger e fondatrice Network italiano blog d’architettura [e già!]
Fabrizio Gallanti – abitare.it
Marco de Michelis – critico e storico dell’architettura
Elisa Poli – ricercatrice
Luca Molinari, critico e curatore
Luca Diffuse, architetto e blogger

Modera: Joseph Grima – Domus
martedì 8 febbraio 2011, ore 19
Design Library
Via Savona,11
Milano
Ingresso libero

In streaming su www.domusweb.it

Invito tutti a seguire la diretta in streaming. Spero che stavolta rendano possibile l’intervento via mail o via chat: sarebbe proprio il caso giusto.

Yuppi!

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